Questo progetto nasce spontaneo da un bisogno di esprimere liberamente delle idee attraverso i filati e i tessuti.
Non ho delle idee precise, però, su quale dovrebbe essere il "contenitore" finale, nè sono sicura che la dicitura "tailoring" possa rappresentare appieno tutte le sfaccettature del mio progetto: se si tratterá di abiti sartoriali fatti a mano da indossare, di piccole collezioni tessili per la casa o di quadretti ricamati da appendere; o forse tutte queste cose insieme. Mi lascio semplicemente trasportare dall'ispirazione del momento e soprattutto dai tessuti e dai materiali che mi ritrovo sotto mano, anche in un'ottica, se vogliamo, di riciclo e di sostenibilità.
Ho sempre avuto un interesse inconsapevole ma naturale, spontaneo, verso tutto ciò che riguardasse il tessile: grezzo, rustico, artigianale, materico. Il tessile nella sua forma piú pura, nelle sue infinite potenzialità ancora da esplorare.
Da piccola mi perdevo in strani passatempi.
Ad esempio mi piaceva annodare filati all'infinito in composizioni totalmente inutili.
Collezionavo bottoni spaiati raccolti in giro per casa o capitati a caso tra le mani, e piú particolari erano, meglio era.
Passavo e ripassavo con le dita le texture multicolori e bellissime dei tappeti che mia nonna aveva intrecciato e tessuto a mano da giovane, tanti anni prima, insieme ad altre donne del paese, usando dei grossi e pesanti telai dei quali non è rimasta neanche traccia, peró, per tutto il periodo della mia infanzia; ma mi sarebbe tanto piaciuto vederli, magari avere l'occasione di imparare ad usarli. Da quanto mia nonna mi aveva raccontato, le donne si riunivano per tessere tessuti destinati a vari utilizzi, combinando i colori che preferivano ma seguendo un ordine ben preciso e prestabilito, riproducendo quello che era il pattern tradizionale rumeno.
Rimanevo ad osservare affascinata mia nonna mentre torceva con le dita il filo di lana grezza, il movimento incessante e avvolgente che questo faceva dal fuso al gomitolo; ed anche quando, con mio stupore, trasformava questo filato in maglioncini, cardigan, berretti, lavorandolo con agilità con dei ferri di metallo. Mi metteva soggezione, l'immensità di quel mondo di conoscenze a me sconosciuto, ma anche tanta curiosità.
Questo mio interesse sopito per anni è riemerso durante gli anni in università, studiando design della moda, prima, e design della maglieria, poi. Ho lavorato anche come fashion editor; mi sono persa estasiata nella bellezza delle creazioni che hanno sfilato sulle passerelle di Milano, e nel significato che gli abiti fossero in grado di trasmettere; ma è solo ora che ho pensato di dare vita a qualcosa, seppur piccolo, che fosse mio. Qualcosa che mi rappresentasse, che potesse concretizzare le mie idee in un output estetico e/o pratico, che potesse esprimere perfino dei sentimenti. Perché l'ago e il filo certe volte hanno il potere catartico di esprimere tanti stati d'animo, di lasciar emergere in superficie un pó della propria vita interiore, allo stesso modo in cui lo fa la musica, la pittura, la scrittura.